martedì 13 ottobre 2015

giorno due: "Il fondamentalista riluttante"

Acchiappata dall'ossimoro del titolo mi sono buttata a capofitto nella lettura. Non c'è tempo per fare pause o prendere fiato. Il lettore, come il co-protagonista d'altronde,  è relegato al ruolo di ascoltatore passivo. Siamo seduti ad un tavolino con il propietario del locale che con una gentilezza spesso forzata e sospetta ci intrattiene, ci offre da bere e da mangiare. E ci parla. E quanto parla!
E qui bisogna stare attenti perchè cedere al pregiudizio e al sospetto è un attimo. E' la nostra occasione di sentire anche l'altra campana e non possiamo sprecarla. Certo l'astuto scrittore gioca con i nostri sentimenti e le nostre paure innate ma si può andare oltre.
Fino all'ultima riga (anzi soprattutto all'ultima riga!) si rischierà di farsi risucchiare dallo stereotipo che se un uomo è musulmano, ha la barba ed ha delle opinioni controverse sull'epsiodio dell'11 settembre deve per forza essere un terrorista, o un fondamentalista pericoloso. Potrebbe anche essere che il nostro nuovo amico che ci sta intontendo di chiacchiere lo sia...ma siamo veramente disposto a darlo per certo alla prima occhiata?
Hamid fino all'ultimo ci stuzzica e ci provoca. Fino all'ultimo ci si interroga, ma è rproprio questo il bello!Ci obbliga a porci delle domande su come ci approcciamo al diverso, a chiederci se sono le nostre paure a parlare o se stiamo guardando le cose in maniera obiettiva.

Moshin Hamid
"Il fondamentalista riluttante"
Buona lettura!

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